mercoledì 22 ottobre 2008

Viaggio dalla mente sociale alla Coscienza Cosmica


di Daniele Schiano di Colella ed Emilia Calone

L’essere umano completa il suo ciclo di vita su questo pianeta, annaspando disperatamente alla ricerca di aria da respirare, perché si sente solo e non amato.

Spesso, inconsapevolmente, vive una vita da uomo comune, fondata su aspettative e attaccamenti, sulla paura della malattia e della morte, e sopra ogni altra cosa, si lascia condizionare dalla paura del timore di Dio, in attesa della punizione divina.

La realtà, è che l’uomo ha perso la sua «completezza», e vive in conflitto con se stesso, in quanto vive per metà nell’ombra, per usare la terminologia di C. G. Jung, e per metà si identifica con l’io. L’ombra è costituita da tutto ciò di cui non vogliamo prendere atto e che non vogliamo accettare, ma che preferiamo ignorare. È perciò diametralmente opposto all’io che è formato da tutto ciò che accettiamo con piacere e con cui ci identifichiamo. L’ombra, tuttavia, è una parte necessaria della nostra totalità ed è soltanto integrandola che possiamo diventare completi. Un uomo completo, infatti, è costituito da io e ombra. Insieme danno vita al Sé, cioè a un’unità completa.

Diversamente da questa realtà, l’essere umano cade nel mondo della polarità, perché agisce secondo una logica binaria.

Quando l’uomo dice io, si isola subito da tutto ciò che sente come non io, come tu, cosicché l’uomo diventa prigioniero della polarità. Il suo io lo lega al mondo degli opposti, che si manifesta non solo nell’io e nel tu (proiezione), ma anche in ciò che è interno e ciò che è esterno, in uomo e donna, buono e cattivo, giusto e sbagliato, e così via. L’ego dell’essere umano impedisce di percepire nelle forme unità e completezza, o anche solo di immaginarle. Così la mente separa, creando coppie di opposti (dualismo) da cui verrà fuori il conflitto interiore con conseguente malessere. L’intelligenza umana divide costantemente la realtà in unità sempre più piccole (analisi). Dietro alla polarità sta l’unità, quell’uno che tutto abbraccia e in cui riposano gli opposti non ancora separati.

Questa dimensione viene chiamata anche universo. Che per definizione comprende tutto (tutto è uno e nell’uno c’è il tutto). Di questa unità possiamo parlare, mentre non riusciamo ad immaginarcela. Tuttavia è possibile unificare almeno per breve tempo la polarità, creata dalla mente, con determinate tecniche di meditazione.

Dunque il cervello umano, ha un funzionamento di tipo aritmetico, detto anche binario, perché separa, classifica e confronta.

Ora, come diceva Einstein alla fine della sua vita: «io mi domando se la natura fa sempre lo stesso gioco». Infatti, sembra proprio che la natura sfugga alla macchina binaria, che è appunto il nostro cervello nel suo stato di funzionamento comune mente sociale).

Il pensiero matematico, dopo Evariste Galois, ha scoperto un mondo che è estraneo all’uomo, che non corrisponde all’esperienza umana, all’universo, quale lo conosce la mente umana comune. La logica che procede per sì o no, in esso è sostituita da una super logica che funziona col sì e il no. Questa super logica non appartiene al campo del ragionamento, bensì dell’intuizione.

Come funziona normalmente il cervello? Funziona come una macchina aritmetica, secondo il sistema binario: sì - no; accordo - non accordo; vero – falso; amo – non amo; buono – cattivo, ecc.

Nel binario il nostro cervello è imbattibile. Che cos’è una macchina elettronica aritmetica? È una macchina che, con straordinaria rapidità, classifica, accetta, rifiuta, e ordina i diversi fattori in serie, così come il funzionamento del cervello.

Dato che l’uomo ha la tendenza a classificare, tutte le scienze si sono costruite su uno sforzo di classificazione. Sì, ma ora esistono anche macchine elettroniche, che non funzionano soltanto aritmeticamente, bensì analogicamente, secondo una logica matematica. Per esempio, se si vogliono studiare tutte le condizioni di resistenza di una diga in costruzione, si costruirà un modello della stessa. Si fornisce alla macchina il complesso delle osservazioni. Essa coordina, confronta a velocità umana, stabilisce tutte le connessioni possibili tra quelle mille osservazioni particolari e dice: «Se non rinforzate la base del terzo pilastro di destra, crollerà nel giorno X». La macchina analogica ha fissato con l’occhio immobile e infallibile, il complesso delle reazioni della diga, poi ha considerato tutti gli aspetti dell’esistenza della stessa, ha assimilato quell’esistenza, ne ha dedotto le leggi. Essa ha visto il presente nella sua totalità stabilendo, ad una velocità che contrae il tempo, tutti i rapporti possibili tra tutti i fattori particolari, e ha potuto vedere, nello stesso tempo, il futuro. Insomma è passata dal sapere alla conoscenza. Anche il cervello può funzionare come una macchina analogica, perché deve potere:
• riunire tutte le osservazioni possibili su una cosa;
• stabilire l’elenco dei rapporti costanti tra i molteplici aspetti delle cose;
• divenire in qualche modo, la cosa stessa, assimilarne l’essenza e scoprire la totalità del suo percorso.

Tutto questo, naturalmente, ad una velocità elettronica, realizzando decine di migliaia di connessioni in un tempo come atomizzato. Questa serie di operazioni matematiche, è ciò che talvolta chiamiamo un’illuminazione.

Se il cervello può funzionare come una macchina analogica, può anch’esso lavorare, non sulla cosa stessa, ma su un modello della cosa. Non sull’eternità, ma su un’ora. Non sulla terra, ma su un granello di sabbia. Cioè, stabilendo connessioni ad una velocità che oltrepassa il più rapido ragionamento binario, su un’immagine che ha la funzione di modello, deve poter vedere, come dice Blake, «l’universo in un granello di sabbia e l’eternità in un’ora», come in un ologramma.

Cos’è un sistema olografico?


L’ologramma è la parte nel tutto e il tutto nella parte, come diceva Bohm, per il quale tutto è connesso e in ogni punto c’è l’immagine e l’informazione del tutto. L’ologramma è la realtà manifesta che appare solo apparentemente frammentata, che è quello che Bohm chiama ordine esplicato, perché ha le sue radici nell’invisibile ordine implicato, di cui non è ancora manifesta la realtà fisica, che vi è racchiusa solo come potenziale. Così come nel seme è racchiuso un potenziale, il materiale genetico, per una nuova pianta, lo stesso si trova nell’embrione della pianta e in tutti i suoi componenti.

Bohm nella sua osservazione sulla natura e sul comportamento delle particelle elementari, aveva capito che dietro alla realtà fenomenica, fatta di materia, di energia, di spazio e di tempo, si cela un fattore nascosto che obbedisce al cosiddetto «principio di non località», in cui le parti che compongono la materia, come le particelle elementari, seguono una specie di «guida invisibile», situata in un non-tempo, non-spazio, il «pre-spazio», in grado di informare tutte le particelle in maniera istantanea e mettendo tutte le stesse in comunicazione simultanea fra loro, a qualunque distanza esse si trovino.

In questo «pre-spazio», come lo chiamava Bohm, c’è un campo energetico, che non è il classico campo elettromagnetico, ossia il potenziale quantico, la voce della coscienza che sta dietro a tutta la realtà materiale, a partire dalle particelle elementari, come gli elettroni.

Il potenziale quantico e la coscienza, sono la stessa cosa, e l’universo senza coscienza non può esistere, così come una nave, col suo equipaggio, non può raggiungere la destinazione, senza l’utilizzo di sistemi di orientamento, che rappresentano il potenziale quantico, quello che Platone chiamava «mondo delle idee», e che Bohm invece chiamò «ordine implicato».

Egli si accorse che l’osservatore e l’osservato tendono a fondersi tra loro, quando si affrontano le problematiche del sub-atomico. Così come l’osservatore e l’osservato diventano la stessa cosa nel mondo quantico, anche il pensatore e il pensiero tendono a fondersi assieme, quando il pensiero da puro esercizio intellettivo, proprio del funzionamento di tipo aritmetico che separa, classifica e confronta, la mente si cala nell’esercizio della coscienza, assumendo la funzionalità di tipo matematico/analogico con l’espletamento della qualità intuitiva. Quando l’essere fluisce dalla mente sociale alla coscienza cosmica, è libero da meccanismi illusori dell’ego. Questo stato è la principale connessione tra l’ordine esplicato della realtà ordinaria, toccata dai nostri sensi, e l’ordine implicato, che soggiace a questa realtà. La coscienza ben depurata si fonde con la realtà sottile che si nasconde nell’ordine implicato.

Bohm riteneva che un pensiero corretto potesse portare a una trasformazione dell’umanità nella sua globalità.

L’intelletto con la sua «logica del pensiero», non deve più essere fine a se stessa, ma essere lo strumento indispensabile che ci aiuti a vivere con accuratezza e intuizione la realtà esplicata di ogni giorno.

Detto ciò, l’uomo diventa un insieme, un’unità olografica, che contiene in sé la matrice dell’informazione totale del sistema in cui è incluso, intendendo come sistema la sfera terrestre, la sfera schiacciata del sistema solare, la galassia, e tutto il restante universo (macrocosmo) con il quale c’è un continuo scambio di informazioni, di energie e materia. Com’è per l’uomo rispetto all’universo, di cui è parte integrante, lo stesso è per l’uomo rispetto alle cellule, agli atomi e alle particelle sub-atomiche (microcosmo). Le cellule del nostro corpo diventano così perfette unità olografiche in quanto ognuna di esse contiene nel DNA, l’informazione globale dell’intera unità umana attraverso la quale, la cellula può relazionarsi continuamente con la stessa e, a sua volta, con l’intero universo.

La perdita della completezza dell’uomo, è avvenuta quando egli si è separato dal Tutto; a tale separazione hanno contribuito le religioni monoteiste che hanno indotto a un’ulteriore separazione tra naturale e sopranaturale, ponendo il creatore fuori dal creato.

Tutto ciò ha portato alla distinzione tra scienza e religione, con ulteriori frammentazioni nell’ambito delle stesse, vale a dire la scienza in specializzazioni distinte, e la religione in sette e culti sempre più ristretti.

Davanti a questa realtà di separazione, come poteva l’essere umano mantenere la propria completezza (Coscienza Cosmica)?

Di qui i conflitti interiori conseguenti all’uso della mente sociale, che separa continuamente, creando una realtà oggettiva dualistica (conflitto tra l’io e l’ombra), fatta di proiezioni di stati mentali non consapevoli, traducendo la pace perduta in conflitti sociali. Basti guardarsi intorno per rendersi conto cosa abbia prodotto la mente sociale: guerre, povertà, carestia, inquinamento, disastri ecologici ecc. Questo è il mondo reale che ne consegue.

Inoltre la perdita della completezza, ha comportato la perdita della conoscenza di se stessi e la mancanza di fiducia in se stessi. Ed è così che la nostra esistenza si è affidata alle istituzioni e agli enti assistenziali: religioni, sanità, pubblica istruzione, i quali sono controllati dai vertici della piramide del potere, che attraverso tali organismi, formano e gestiscono la mente sociale facilmente suggestionabile.

Le suggestioni implicano identificazioni al gruppo, pregiudizi, abitudini interiori a «tenere i conti delle responsabilità altrui», emotività e pensiero associativo meccanico, che determinano tutto ciò che facciamo pensiamo e sentiamo, mentre viviamo con l’ingannevole impressione di agire, pensare e sentire liberamente.

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